TENEREZZA E EVOLUZIONE

Non solo l’amore ci vuole nella vita, ma anche la tenerezza. O per meglio dire, la tenerezza e l’amore sono la stessa cosa. Guardate un bambino piccolo e non ancora deviato dagli impulsi dei grandi. È tenero nelle sue espressioni e se non è supportato da spinte adulte, risplende del suo cuore ancora in collegamento col mondo superiore. Allora, che cosa interviene perché si perdano queste attitudini, che cosa può deviarci talmente tanto da farci essere contro la nostra natura, che si manifesta da bambini piccoli?

Non è l’imposizione che ci fa essere buoni, perché la bontà è un bene insito nell’essere umano, così come non è lo sguardo di un genitore che ci spinge ad atteggiamenti di affetto e considerazione. Per quanto l’esempio sia fondamentale e l’insegnamento arrivi con questo, il bisogno di tenerezza e amore è qualche cosa che travalica la trasmissione. È innato, come tutte le qualità umane e le loro sfaccettature. Perché si perdono, allora? Perché è proprio l’esempio e il contorno della società che ci spingono fin da piccoli a rinunciare alla nostra natura, per cercare altro e in ciò identificarsi.

L’aspetto esterno ha un grande richiamo in una società basata sul mostrare e sul pretendere, non solo quella attuale ma in special modo questa. Se gli adulti ridono della tenerezza dei bambini che stanno crescendo, se la richiesta di attenzioni continue dei piccoli infastidisce e porta a spingerli a crescere prima del tempo, qualche cosa di innaturale si apre in loro, per non ricomporsi più, se non dopo lunghe e penose ricerche personali.

Se poi i bambini sono abusati, repressi, allontanati, questo crea nella loro piccola mente uno squarcio di dolore e confusione, che porta a rifiutare la loro espressione naturale, come insana, inutile e ridicola e li spinge a guardarsi come se fossero malati dentro, sbagliati e ingiusti. E questo atteggiamento li porta ad allontanarsi da se stessi, fino a non riconoscersi più e ad annaspare per avere quell’amore e tenerezza che erano dovuti e naturali da piccoli e che da ragazzi e da adulti vanno a cercare in modi, luoghi e presenze non adeguate.

L’attitudine all’amore è qualche cosa che non si insegna solo con l’esempio, ma con la trasmissione profonda, che viene da anima a anima, di vita in vita, con il ricordo passato e con il risveglio del cuore. L’esempio è fondamentale, ma non essenziale in questo caso. L’essenza della sostanza deriva dalla nostra natura e ciò che impariamo con l’esempio risveglia e appoggia il nostro essere, oppure lo fuorvia e lo allontana da noi stessi, per spingerlo in lidi lontani dal nostro spirito. Lì è la sofferenza e tutto ciò che questa comporta.

Come tornare alle origini, allora e come riprendere la nostra essenza? Riflettendo sulle nostre azioni, sul loro perché e su ciò che le spinge a manifestarsi, su come ne rimaniamo dopo e sulle conseguenze che ci portano. I passi della meditazione (v. articolo), ci aiutano in questo enormemente, a patto di essere decisi e costanti. Quando una persona è abituata fin da piccola al rifiuto della tenerezza, a sentirsi ridicola se la manifesta o la richiede viene fuorviata e accetta atteggiamenti diversi da quelli teneri naturali, che non riconosce più.

In poche parole ci abituiamo ad essere denigrati e sviliti, in nome di un affetto mai avuto, come se non meritassimo la dolcezza che ci appartiene. Rendersi conto di ciò è un percorso lungo, specie se solitario, come spesso è almeno per buona parte.

Aiuta a risolverlo e concluderlo, considerare che gli artefici del rifiuto della tenerezza che ci era dovuta, che ci hanno creato così tanti danni conseguenziali, sono anche loro delle vittime di loro stessi, dell’educazione ricevuta, del loro karma. O meglio degli esseri che stanno facendo un percorso da aguzzini o esecutori distratti di indicazioni fuorvianti la nostra natura e che sono qui per imparare come noi e che dovranno passare ciò che abbiamo conosciuto noi per poter comprendere. A meno che non riflettano molto e non cerchino il cambiamento nella stessa vita.

In questo potremmo aiutarli, proprio noi che siamo stati grandemente offesi, perché il superamento dei propri problemi porta alla comprensione delle altrui mancanze e aggressività, che hanno un vuoto di tenerezza e amore alla base. Chi meglio di chi non le ha avute, ma tanto agognate e cercate può trasmetterle, presentarle e comprenderle con semplicità? Una volta superati i propri ostacoli, dagli altri creati ma evidentemente scelti da noi prima di nascere, sia per karma che per accettazione di collaborazione o per un miscuglio di questi due aspetti, il quadro appare più chiaro e la sua comprensione ci porta al perdono, al distacco e alla serenità riguardo a ciò che è stato.

Non è semplice ma fattibile, passo dopo passo, con l’attenzione a ciò che sentiamo e che ci viene alla memoria. Con l’uso di semplici buone tecniche si può arrivare a capire sempre più, fino ad uscire completamente dallo snaturamento che la mancanza di affetto ci ha portato. Ci possono essere ricadute di atteggiamenti vecchio stile, ma con la costanza nella riflessione e nel buon senso se ne esce. Poi diventa solo un esercizio di memoria, ricordare che ne siamo già usciti e riprendere questo stato agognato e conquistato. Ciò vale per tutto.

Una volta imparata o ripresa la tenerezza del cuore, verso la propria esistenza e quella altrui, il legame con il passato e gli artefici della nostra sofferenza è spezzato e possiamo trasmettere altro nella nostra stessa famiglia e nell’ambiente che è stato causa del nostro dolore e di molti dei nostri sbagli. E a maggior ragione facciamo lo stesso riguardo alla nostra discendenza e a coloro che ci stanno più vicini.

È un mondo vasto quello della tenerezza, in cui ci si muove con delicatezza, rispetto e amore. Dove le mani sono usate per toccare leggermente e stringere con forza per aiutare l’altro, con il cuore puro che non chiede, ma solo pensa che è la sua natura dare e di questo è felice. Amare sé porta a comprenderlo, a non snaturare più il proprio essere e a riprendere il proprio cammino di umano, non con atteggiamenti imposti, forzati o dubbiosi, ma con il fare dato dal cuore consapevole unito al buon senso della mente, che sanno che quella è la sola via.  

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