DA DINOSAURO A UMANO

Le radici dei nostri mali, come dei nostri affetti e delle nostre relazioni sono spesso molto antiche e si collegano ad esperienze non digerite o non esaurite, che ancora aleggiano nell’aria intorno a noi. Vi faccio un esempio per me eclatante. Si tratta di una mia esperienza, ma i meccanismi che si attivano e le leggi del karma sono identici per tutti, perché tutti abbiamo uguali possibilità nella lunga storia delle nostre esistenze.

Durante un lavoro di gruppo, ho avuto una visione percettiva estremamente forte di una vita molto lontana, ma sempre su questo nostro pianeta. La scena inizia con lo schiudersi di un uovo, un grande uovo morbido, che si apre di lato e sopra di me e io mi ritrovo all’aperto, al contatto con l’aria e con la luce solare. Percepisco il mio corpo e comincio a prenderci confidenza, a conoscerlo e sperimentarlo in movimenti lenti. Sento la forza dentro di me, mi guardo e mi vedo gli artigli. Rimango scioccata, guardo l’erba sotto i miei piedi, mi chino verso di essa, la tocco e so che non è il mio cibo. Riguardo gli artigli delle corte zampe superiori e capisco che cosa devo fare per mangiare.

Cammino in su e in giù nel nido, sperimento le mie zampe inferiori a saltelli e continuo a guardarmi gli artigli, che mi si stagliano bene nella mente con la loro immagine. So di essere sola, mia madre è stata uccisa da un dinosauro molto più grande, nella difesa del suo uovo, il mio uovo. Sento la solitudine in ogni mia cellula, ho paura di abbandonare il nido, so che devo uscire per cercare cibo, ma non voglio uccidere. “Io non voglio uccidere”, mi ripeto tutte le volte che guardo i miei artigli e mentre sento i morsi della fame che si definiscono sempre di più.

Sento la prontezza del mio cervello e l’intelligenza che mi sostiene, ma non so come risolvere questo dilemma. Esco dal nido, rientro, riesco e rientro per tre volte, poi rimango fuori. Guardo il cielo, vedo il sole, mi piace, vedo l’ombra di una montagna che mi sovrasta e si muove. Muoio così, come mia madre, e felice di non aver ucciso nessuno. Avevo il terrore di far del male e che mi potesse piacere il sapore della carne, perché sentivo che la mia conformazione fisica mi spingeva lì. Sono grata al destino per aver risolto così brillantemente il mio angosciante problema e mi lascio andare.

Subito dopo, non so se in linea temporale, mi percepisco, sento e vedo elefante, ma no, sono molto più grande e possente, sono un mammut. Percepisco e vedo la proboscide, le mie belle zanne e sono felice di essere vegetariana. Guardo l’erba con soddisfazione e non con la paura e il senso di esclusione di prima. Muovo le mie zampe possenti e gioisco della mi forza. Mi dico, “Chi mi può uccidere così?” Sento qualche cosa in lontananza e mi trovo davanti un mammut molto più grande di me. È furioso, io non so perché, ma ho due piccoli che giocano vicino, li devo difendere. Non so che voglia il mammut enorme, ma mi attacca, io reagisco ed è lotta.

Una lotta impari, mi difendo con tutte le mie forze, pensando ai piccoli. Nessuno mi può aiutare. Resisto, resisto, poi sento un rumore enorme dentro di me e vedo il sangue sgorgare a fiotti dal mio volto. Vedo le mie zanne cadere fracassate, sento il calore della mia vita che se ne va e capisco chi mi può uccidere, un mio simile, e non so neanche perché. Non ho paura, non ho rabbia, penso ai miei figli, con le ultime forze dico loro di scappare e muoio preoccupata per la loro sopravvivenza.

Mi ritrovo gazzella, sull’erba, felice di mangiarla, di chinarmi a bere l’acqua fresca di uno stagno, come fosse un ringraziamento. Sento la mia agilità, la capacità di correre, mi piacciono. Ma sono sempre a guardare intorno, non sono mai tranquilla, non so neanche perché, però percepisco il pericolo ovunque. Sono indifesa, ma soddisfatta dell’aria e della mia alimentazione. Guardo, scatto via, corro, fuggo, ma un leone mi è sopra e così finisco. Non sono arrabbiata, è così, lo capisco, sono solo sgomenta che alcuni debbano alimentarsi in quel modo. “Perché esseri così belli come noi devono essere perseguitati e divorati da altri esseri altrettanto belli, ma che incutono terrore e morte?”

Questo mi chiedo e, con un salto nella linea temporale, mi ritrovo pantera, una magnifica pantera nera, che dava qualche cenno di cedimento nella sua baldanza. Sento la mia capacità di scattare, di correre, mi piacciono. Guardo i miei artigli, di nuovo gli artigli, non mi piace averli. “Perché devo uccidere per mangiare?”, mi dico. “Non è giusto!  Vorrei smettere e lasciarmi andare, ma devo continuare per i miei figli. Sono piccoli, devo proteggerli, devo alimentarli e non posso decidere per loro.”

Sono assorta nei miei pensieri, mi distraggo appena e sono stanca, molto provata. Una fiera più grande di me si avvicina, ha fame ed è disperata. La comprendo, ma devo difendere i cuccioli. Fa per impossessarsi di uno e so che poi prenderebbe anche l’altro. Grido ai cuccioli di scappare e l’assalgo. Non c’è possibilità che io vinca, anche perché dietro di lei vedo l’ombra di altri leoni, lotto, ma vengo presto sbranata. Spero che il pasto della mia vita basti a saziarli e che lascino stare i miei figli, ma so che non sarà così, perché sono tanti. Grido ancora ai piccoli di scappare, ma con le ultime forze della vista li vedo catturare e sbranare. Mi sento in colpa, non ho eseguito il mio compito di madre. “Magari dovevo essere più decisa, più stabile, meno sensibile, più prudente, o forse doveva essere così. Che senso ha?” Muoio con questi interrogativi e rinasco bambino, anche se forse non subito dopo.

Sono felice di essere nato umano. “Ci ho messo tanto a diventarlo, mi è costato tanta fatica.” Questo penso e sento il mio stato un premio. “Adesso posso evolvere”, mi dico, “posso scegliere, ho il libero arbitrio. Posso salire velocemente nella scala evolutiva, riportarmi alle origini, capire chi sono e i tanti perché che mi sono posto.” Questo mi dico e sono felice che posso essere vegetariano, posso decidere, non sono costretto a cibarmi di vite altrui e della loro sofferenza. “Grazie Dio!”, penso. Poi percepisco il mio corpo, lo guardo, è così piccolo e indifeso. “Che potrò farci mai?”, mi chiedo. “Dovrò crescere in fretta!”, mi dico. Guardo la vegetazione intorno, è rigogliosa e bella, sento un fruscio, vedo nero. Uno scatto, e non ci sono più.  Penso: “C’è una giustizia dopo tutto, o un karma o una logica. Io non volevo uccidere, ma ero pantera. Adesso mi levo questo peso, sono ucciso da una pantera. Ma basterà?”, mi chiedo.

Due aspetti mi hanno colpita particolarmente in questi eventi rivissuti. Il primo è il legame con sensazioni e problemi di oggi. Il secondo è il legame tra le vite umane e quelle animali, inclusa l’affinità di ragionamenti, sensazioni e sentimenti.

So che si può dire: ‘Va bene, hai dei problemi e delle convinzioni e su queste hai basato un film, una storia, per dimostrare che sono esistenti e corretti.’ Osservazioni simili vengono sempre anche a me e del resto il dubbio rende l’essere umano un ricercatore di altro oltre l’apparente, uno studioso di sé e del mondo e della vita. Però può essere lesivo di altre facoltà, più nascoste, più potenti, più coraggiose e attive, se usato senza giudizio. Inoltre il vissuto è stato estremamente vivido, chiaro e collegato nelle varie espressioni, oltre che molto ricco di emozioni e pensieri.

Da dinosauro ho provato senso di solitudine e consapevolezza di dover provvedere da sola a me stessa e tali sensazioni mi accompagnavano in particolar modo nel momento delle visioni in questione e su di queste stavo lavorando. Da mammut e da pantera ho provato preoccupazione per i miei figli e con questo sentimento sono morta, come mi è successo in altre incarnazioni da umana, con lo stesso dubbio di non aver fatto abbastanza e sempre in questa vita mi chiedo se ho fatto e faccio abbastanza per i miei figli. In tutte mi ha accomunata la gioia di essere vegetariana vegana o la preoccupazione e l’orrore di non esserlo. In questa attuale mi pento del mio passato da carnivora, che mi pesa, e sono fiera della mia scelta vegana, conquistata con fatica e decisione. Da gazzella percepivo la sensazione di essere braccata, che ancora posso comprendere e il dolore agli zigomi da elefante per me è attuale in questa esistenza.

Queste osservazioni mi riportano a considerare quanto possano essere antiche le nostre percezioni e problematiche e come nel momento giusto possano essere evidenziate le relazioni tra il passato e il presente, in una linea temporale, perché tutto può essere guarito.

L’altra considerazione che mi è venuta naturale è quanto siano simili a noi gli animali nel loro percepire a livello fisico e emotivo, se non uguali. So per sentire interiore, per conoscenza pratica e per convivenza con diversi tipi di animali, quanto essi siano sensibili, recettivi e vari nel loro provare e manifestare, ma l’esperienza di percepire e ragionare come se io fossi in quel momento animale, in breve di vivere ancora il già vissuto, ma scordato, mi ha come squarciato un velo in più.

E mi ha detto: “Ecco, guarda, ciò che intuivi e percepivi è semplicemente vero. Ciò che i Grandi dicono è reale. Poni ancora più attenzione agli animali e, se puoi, ascoltali di più. Soffrono, provano e pensano come te, con la loro evoluzione, ma come te.” Non hanno però il libero arbitrio, la mia fonte di gioia e fierezza nella nascita umana, ciò che rende noi uomini solitamente “diversi” dagli animali, ciò che ci fa salire o scendere nella scala evolutiva.

Sai Baba dice che la nascita umana è conseguita dopo grandi sforzi realizzati nelle incarnazioni animali. Esattamente questo ho provato nel ricordare e rivivere quei momenti di vite sopra esposti. Ho sentito lo sforzo fatto da animale per evolvere nonostante la propria natura fisica, la gioia di considerare un’evoluzione avvenuta e il senso di giustizia e di regolamento dei conti che nella vita ci deve essere. Nella vita intesa come continuità, senza interruzioni di vita in vita. È stato grandioso conoscere da dentro ciò che viene descritto dal fuori e sentirsi in una dinamica evolutiva senza sosta, che in linea temporale evolve e che nella totalità è già e sempre perfetta.

I ricordi e le sensazioni arrivano al momento giusto, ma sicuramente vanno ricercati, smossi, accolti, attesi. Era molto che chiedevo dentro di me come fanno gli animali a cambiare tipo di alimentazione di incarnazione in incarnazione e come facciano ad andare apparentemente contro i loro istinti, come sempre più ci dimostrano. La risposta è arrivata. Nell’andare all’apparenza contro loro stessi c’è uno sforzo consapevole e cosciente, che li porta ad evolvere, che li spinge verso una conoscenza superiore e una consapevolezza maggiore, dove la considerazione e l’amore per l’altro portano a una propria crescita evolutiva.

Non è così anche per noi umani? Che cosa c’è di diverso allora tra animali e umani? Solo il libero arbitrio. Noi possiamo decidere tra una via e l’altra, tra una risposta e l’altra di fronte alle scelte della vita e alle occasioni che questa ci offre. Con il libero arbitrio possiamo accelerare la nostra crescita. L’abbiamo desiderato e atteso tanto da animali! Come animali solo alcuni possono farlo e in occasioni rare, almeno per ora, in questa linea temporale.

5 risposte a "DA DINOSAURO A UMANO"

      1. Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie a te per la risposta! 🙂

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