COMPRENDI IL DOLORE

Comunque lo vediate il dolore è qualche cosa che fa male agli alti livelli. Noi che vi vediamo e vi supportiamo ne siamo profondamente devastati. Non lo proviamo direttamente, ma è come se lo provassimo in prima persona, tanto siamo al vostro aiuto perenne. Questo è il nostro compito principale e il nostro servizio a Dio. Ne siamo fieri e lo facciamo con tutto l’entusiasmo che ci contraddistingue, ma ciò non toglie che siamo perplessi dalla vostra voglia di soffrire.

Considerate che nessuno può avere qualche cosa che non vuole, o passare attraverso situazioni e condizioni che non desidera sperimentare. Qui è il punto, il desiderio, il pensiero, la costruzione mentale, i dubbi vi portano a ricercare la perfezione in un modo abbietto il più delle volte nel Kali Yuga, in un contro senso per ciò a cui tendete. La perfezione è bellezza totale e perenne, è beatitudine e bontà complete e definitive. Non è un alto e basso, un avanti e indietro, è uno stato d’essere a cui l’uomo tende per sua natura ma, avendo il libero arbitrio, deve conquistare per esserne consapevole.

I modi in cui attuate questa conquista dipendono esclusivamente da voi, almeno a grandi linee, e appaiono per questo opinabili e spesso contorti. Se pensate sempre che vi sia un’altra strada in quello che fate, che vi sia una possibilità diversa, che sovente siate sprecati, che il mondo non vi capisca e che voi stessi vi dovreste attivare di più, generate onde di conflitto, che a loro volta portano a sostituire le vostre possibilità innate con altre più leggere e futili. Vi stiamo dicendo che il cambiamento è opinabile e spesso richiesto, per il vostro avanzamento, ma che dovreste affrontarlo con animo tranquillo verso il nuovo e il vecchio che lasciate.

Ogni aspetto della vita vi può condurre là dove è più facile arrivare al divino, ma ogni atteggiamento contrario ce ne allontana. Non è tanto la situazione che vivete che vi avvicina, quanto il modo che avete di affrontarla e accoglierla o rifiutarla. Comprendete bene, vi preghiamo, ciò che diciamo. Sicuramente alcune situazioni sono da cambiare e da ribaltare, ma l’atteggiamento tenuto nel farlo dovrebbe essere di accompagnamento, non di resistenza e opposizione. Sembra un contro senso, vero? Come si può contrastare qualche cosa e ribellarsi, senza movimenti di opposizione?

Eppure è possibile e voi umani siete stati impostati per poterlo fare in totale pienezza! La soluzione è tutta nel modo in cui si affrontano le avversità e persino il dolore. Vedete, il dolore ha la strana capacità di generare se stesso in continuazione, se non lo si comincia a vedere con occhi diversi, con uno sguardo più sottile e con la consapevolezza che è un passaggio che porta ad altro e che noi stessi abbiamo scelto e voluto. Per noi intendo voi umani incarnati sulla Terra. Noi angeli non lo vogliamo e non lo proviamo direttamente, ma lo sentiamo in modo devastante percependolo attraverso voi, perché in noi si amplifica, non avendo noi alcuna forma di male. Capite quello che intendiamo, dobbiamo parlare in termini di bene e male per chiarirvelo, ma sappiamo che nell’oltre tempo anche il negativo e il positivo vanno a perdere di connotazione.

Guardare il dolore con distacco aiuta a conquistare quella pace interiore, che spesso vi dimenticate essere la chiave di volta per raggiungere la meta. In tutto ciò che fate vi serve determinazione e costanza e queste non si ottengono e non si realizzano se non con la quiete. Un’anima in quiete è un’anima capace di percepirsi e di vedere lontano e tutto intorno a sé. È sveglia e attenta, perché attiva le sue facoltà e chiama a sé potenti aiuti, pronti a supportarla. Noi siamo tra questi aiuti e ne siamo fieri.

Ma un’anima contorta dal dolore di ciò che non va e dal pensiero di ciò che vorrebbe fare ma teme di non essere capace a realizzare è destinata alla sofferenza e a crearsi dolore, perché il cosmo ubbidisce ai desideri umani e a ciò che desiderate e credete di più. Le forme pensiero generano dolore o salvezza dalla sofferenza e evoluzione. Fate attenzione a ciò che pensate e generate con il vostro pensiero.

Non c’è evoluzione nel dolore, c’è ristagno, nascita di altro dolore, allontanamento da Dio e dal suo mondo di perfezione. Non è il dolore la via della salvezza, né della felicità, i due termini si contraddicono a vicenda. Ciò che aiuta e può portare a stare bene è il modo di viverlo, di accettarlo come qualche cosa che voi stessi avete chiamato con i comportamenti e pensieri passati, di vite trascorse o di questa. Qui è la chiave di volta, l’accettazione genera la forza per sopportare e guardare oltre, diversamente. E in questo nasce la forza di cambiare, si genera il pensiero diverso, innovativo rispetto alla vecchia mentalità che si arrotola su se stessa e che si intorpidisce sempre di più nelle vecchie idee. Si torna all’antico, al sempre esistente io che può essere e decidere per sé.

Capite quello che dico. Voi siete sempre esistiti perfetti, ma nella vostra scelta di essere autonomi e responsabili delle vostre decisioni, avete generato il dolore della separazione e questo vi ha torturati talmente tanto da portarvi a pensieri di allontanamento dal tutto, di impotenza, solitudine e rivalsa verso chi avete cominciato a pensare che vi avesse volutamente allontanati, dimenticando che era stata la vostra scelta iniziale. In questo atteggiamento di chiusura e paura avete cominciato a produrre qualsiasi forma di odio e dolore.

Il dolore non può esistere nella gioia, perché l’una esclude l’altro, ma, finché mantenete una mentalità duale, questa alternanza ci sarà sempre e dal dolore non ci sarà scampo. L’alternativa è cominciare a guardare sempre più con distacco, in modo da prendere il dolore come un passaggio ancora inevitabile, in questa situazione di Kali Yuga alla fine e di Età dell’Oro appena iniziata e di cui si vedono solo le linee guida. La persistenza nella ricerca di pensieri e atteggiamenti diversi dagli usuali nel passato e dal bombardamento delle energie opposte all’evoluzione, che si acuiscono sentendosi più minacciate, porta a maggiore forza e consapevolezza. E questa genera la voglia di perseverare e provare stati superiori di conoscenza, al di là del dolore.

Non vi è possibilità di arrivare dove siete destinati a procedere e dove in realtà siete da sempre, rimanendo nel dolore e nella dicotomia del giusto e sbagliato. L’unica possibilità che avete è superare tutto questo e perseguire una strada nuova. Come dicono gli indiani Hopi d’America, la soluzione è spostarsi di lato e intraprendere un altro cammino, con altre regole e altri pensieri.

Ricordate che il vostro dolore genera dolore nel Cosmo, perché siamo tutti uniti in un progetto divino di lunghissimo raggio per questa creazione. Non vi sperticate in sofismi e perplessità inutili. Riprendete il vostro pensiero semplice e autonomo e dove sentite rilassarsi il cuore andate col pensiero e l’azione, con la consapevolezza di essere sempre aiutati. Non sarà facile all’inizio e ogni tanto cadrete, ritornando nel dolore e nella sua visione passata, ma prendete queste cadute come un tragitto di apprendimento, per sperimentare e comprendere ancora meglio ciò che forse in buona parte già sapete, così potrete essere utili ad altri. In un disegno divino ci può essere anche questo, voi non lo sapete, perché la decisione vi è data, ma non la visione totale. Almeno non fino a che non avrete raggiunto una determinata evoluzione.

Sviluppate la fiducia in voi, fondamento per riuscire nell’impresa e riflettete sugli aiuti che avete a livello sottile, tra cui in prima linea sempre noi angeli, ma non solo. Questo atteggiamento di apertura vi aiuterà a considerare i fatti della vita da una visione diversa e, se anche non potrete cambiare il mondo intorno a voi, il riscontro che ne avrete sarà diverso e vi porterà piano piano, ma in linea con questi tempi accelerati, ad uscire dalla forma cronica del dolore. Diventando questo solo saltuario, potrete accettarlo meglio, comprenderlo e lasciarlo andare, per nuove forme.

In realtà non va distrutto neanche il dolore. È composto da energie da sviluppare in altri aspetti, da coccolare come possibilità creative, da sospendere nella vecchia modalità e guardare con nuovo sguardo, per portarle a rigenerarsi in positivo. E per potervene riappropriare nella giusta dimensione, in una visuale di aiuto e felicità reciproci. Non si raggiunge Dio insieme, perché le decisioni sono individuali, ma è inevitabile e necessario, soprattutto in quest’epoca, guardare all’appoggio altrui, anche solo come esistenza, e alla collaborazione come ad un gesto necessario e stupendo che il Superiore vi ha dato per alleggerirvi il cammino, farvi arrivare prima alla meta e offrirvi maggiore dolcezza durante il passaggio. Questo scalda il cuore e dove il cuore respira libero e si rilassa, il dolore si attenua e lascia spazio alla gioia.

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